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E se Spiderman fosse un produttore di reti………….?

Andrea Canella
Disegno rete tratto da Kelsey Chisamore di Noun_Project  
Immagine di Spiderman tratta da ilgiornalinoonline
Rielaborazione AC

Sarebbe senza dubbio milionario dato che potrebbe rifornire varie discipline sportive, come pure settori industriali, servendosi di sola materia prima organica. Qualora non fosse un genio del marketing, lavorerebbe al servizio di grandi aziende, probabilmente come libero professionista freelance. Ma lasciamo stare Peter Parker e cerchiamo di capire, come si è arrivati alla rete moderna, così come la vediamo oggi nei campi di tennis. “In principio venne il campo, poi la rete, le attrezzature e infine al secondo giorno arrivarono i giocatori!”

Chissà se il maggiore Wingfield avrá pronunciato queste fatidiche parole, dal sapore vagamente biblico, allorquando gli furono chiesti lumi sull’idea di porre una rete che separasse le due metà del campo dei giocatori. Siamo portati a pensarlo, quando cominceremo a parlare dell’inseparabile amica e nemica di tutti i tennisti, siano essi onesti amatori di circolo o puntigliosi professionisti di alto livello. L’abbiamo vista spesso ritagliata in altri sport al termine di partite agonistiche storiche, estremamente lottate, ma mai nel tennis, dove dopo il punto conclusivo della finale di ogni torneo, viene rigorosamente smontata per organizzare lo spazio delle premazioni.

Le tappe evolutive e nuove prospettive ecologiche.

Le prime reti erano fatte con la canapa, oppure di spago da corda, come si desume da un documento trovato in rete, che ripercorre, la storia delle porte nel calcio inglese. Infatti, la FA richiese che tutti i pali della porta fossero dotati di reti dal 1891 in poi. E ciò sia per evitare che gli spettatori venissero colpiti dalla palla, che per mantenere la palla in gioco. Il primo utilizzo ufficialmente registrato di reti da calcio in una partita avvenne l’8 ottobre 1887, quando il Preston North End batté l’Hyde 26-0 in un’amichevole. Le reti erano di canapa e costavano la bellezza della cifra di quattro scellini ciascuna. La società John A. Brodie, con sede a Londra, produceva un’ampia gamma di attrezzature sportive, tra cui palloni da calcio, palline da cricket, mazze da golf e racchette da tennis. Tra il suo catalogo si trovavano pure le reti sportive, tanto che fu tra i primi fornitori della FA, allorquando allestí le reti delle porte per lo stadio di Wembley.

Per rientrare a pieno titolo nel nostro tema, degno di menzione è il brevetto dello Statunitense Americano Seymour Cunningham, il quale nel 1883, brevettò una rete da tennis metallica. Nel brevetto infatti viene riportato quanto sotto.

Previous to my invention, so far as I know, lawn-tennis nets have been made of wooden posts and hemp or other vegetable rope nets and guy-ropes, the whole being inseparable and unchangeable as to their parts.

Seymour Cunningham on SPECIFICATION forming part of Letters Patent No. 277,551, dated May 15, 1883.

Abbiamo quindi conferma che anche le reti da tennis erano realizzate all’inizio in canapa oppure spago da corda. Il cambio dei materiali avverrà analogamente a quanto avvenuto per le reti da calcio con l’avvento del nylon, che fu lanciato commercialmente dalla Dupont il 28 febbraio del 1935. Ma qui si entra nella storia della chimica dei polimeri applicata ai filati tessili. Pertanto, avanziamo dubbi sul primo utilizzo ufficiale del nylon, per le reti delle porte del campionato di calcio Inglese, che secondo il documento che abbiamo rinvenuto sarebbe stato registrato in una partita tra Arsenal e Chelsea il 27 dicembre 1934. Non avendo informazioni al riguardo potremmo dire che potrebbe essere un prototipo testato nel calcio Inglese, anche se i dubbi crescono, se pensiamo al fatto che si possa testare un materiale in un evento di uno sport, che per certo al tempo aveva una cassa di risonanza inferiore a quella che ha il calcio odierno. Quello che sappiamo è che vi erano altri materiali sintetici come la viscosa, che a partite dal 1924 fu ribatezzata rayon, in uso industrialmente già dall’ inizio del secolo ventesimo, ma purtroppo non abbiamo la sicurezza che questo materiale fosse usato per le reti da tennis, essendo più adatto ai filati degli indumenti.

Comunque si è portati a pensare, che anche per le reti da tennis, gradualmente si passò come nel calcio dalla canapa al nylon, magari già a partire dalla fine degli anni 30 o nell’immediato dopoguerra, dato che in quel periodo vi era scarsità di canapa, spaghi da corda, cotone e seta. In seguito l’invenzione che ridisegnerà il materiale dell’amato e odiato ostacolo nel campo da tennis, sarà il polipropilene, che sarà scoperto nel 1954 dal Chimico Italiano Giulio Natta, ad oggi l’unico premio Nobel per la chiimica, che il bel paese ha saputo sfornare. Dai catalizzatori di Natta e Ziegler, infatti si è risuciti a perfezionare l’uso del polietilene anche per altri ambiti, riducendone i costi industriali. Il polietilene venne scoperto per puro caso nel 1898, dal chimico tedesco Hans von Pechmann, ma la prima sintesi industriale, implementata sistematicamente, non fu possibile replicarla con successo fino al 1935, quando un chimico della Imperial Chemical Industries (ICI), Michael Perrin, sviluppò una processo industriale riproducibile per la sintesi del polietilene a bassa densità (LDPE). Finita la guerra, il polietilene rischiò di scomparire dai prodotti della ICI, ma i risultati delle ricerche su possibili nuove applicazioni dimostrarono che il polietilene era un materiale assai più versatile di quanto si fosse pensato. Ed ecco, che nel secondo dopo guerra, arrivarono i catalizzatori di Natta e Ziegler.

Oggi, le reti da tennis sono generalmente realizzate in polietilene o poliestere. Entrambi i materiali offrono forti proprietà di resistenza agli agenti atmosferici. Tuttavia, il polietilene è più idrofobo del poliestere, il che significa che assorbe meno acqua. Di conseguenza, una rete in polietilene sarà più stabile in condizioni di tempo umido, con il poliestere che offre tuttavia una migliore resistenza ai raggi UV, rendendolo meno soggetto ai danni del sole. Le reti di altissima qualità sono realizzate in poliestere con rivestimento in PVC per impedire l’assorbimento dell’acqua. Le maglie della rete possono essere intrecciate o attorcigliate con trattamenti dei materiali per aumentare la loro resistenza ai raggi UV. Le reti intrecciate sono considerate superiori alle reti attorcigliate , in parte perché l’intreccio le rende generalmente più resistenti. La struttura intrecciata consente inoltre alla rete di assorbire più energia d’impatto, quindi una palla che colpisce una rete intrecciata cadrà più vicino ad essa rispetto a una rete attorcigliata. La lunghezza totale della rete stabilita dall’ITF è di 12,8 metri. I paletti sono alti 107 centimetri, con il centro della rete che declina all’altezza di 91,4 centimentri.

Le dimensioni della rete in un campo da tennis viste in una metà della sezione del campo. Fonte: dimensions.com

Siamo fermamente convinti che le prossime sfide che si imporranno a chi produce le reti passano per una maggiore sostenibilità dei materiali. Il fatto che poliestere e polietilene, così come pure il polipropilene siano riciclabili è un buon vantaggio, ma di certo non la biodegradabilità. Infatti le innovazioni proposte nell’ultimo decennio vanno nella direzione di materiali biodegradabili, come nel caso del poliestere biodegradabile, da cui possiamo trarre qualche spunto, per mezzo del video di cui sotto.

Primaloft bio: la prima fibra di poliestere biodegradabile.

Il paletto della rete.

Originariamente era fatto di legno ed è via via evoluto fino ad essere costituito di alluminio, acciaio, materiale sintetico. Sostanzialmente ci sono due tipi di paletti a seconda di dove è posizionato l’arganello tendicavo per il tiraggio della rete. Se questo è interno al paletto, il palo da tennis appartiene alla categoria detta anche “internal wind”, mentre se è esterno viene detto “external wind”. I pali possono poi essere circolari o quadrati, ma in entrambi i casi, non devono superare i 15 cm di diametro se sono di sezione circolare o più di 15 cm di lato se la loro sezione è quadrata. In ogni caso i pali di acciaio e metallo leggero dovrebbero essere inossidabili o essere trattati contro la corrosione.

Pubblicità dei paletti “external wind” di F.H. Ayres in voga nel Regno Unito verso la fine del XIX secolo. Fonte: tcmilizac.fr  

Il nastro.

È composto da una una fascia che corre lungo la parte superiore della rete  e da un cavo, normalmente d’acciaio che è fatto passare al suo interno. La maggior parte delle fasce a rete sono realizzate in poliestere. Tuttavia, le reti di gamma alta possono presentare una fascia in vinile per l’estetica piuttosto che per la durata. Il vinile, inoltre risulta più facile da pulire, dato che la polvere o persino la muffa non si depositano su una superficie in vinile non tessuto così facilmente come su una superficie in nastro di poliestere intrecciato. Il cavo della rete da tennis corre lungo il bordo superiore della rete e la sostiene. È sotto costante tensione, e questa, secondo gli standard imposti dall’ ITF, deve essere di almeno 200 kg (440 lbs). Pertanto si deve prestare estrema attenzione allo spessore sufficiente (4 mm), all’indicazione del carico massimo e al rivestimento in vinile o PVC.

E chiudiamo ricordando dei nastri celebri.

In questa speciale graduatoria si distingue Boris Becker, il quale non solo ottenne un nastro vincente nel matchpoint della finale del master del 1988 contro Ivan Lendl, di cui sotto riportiamo il video con il commento dei mitici e indimenticabili Tommasi e Clerici. Il matchpoint giunse al tie-break del quinto set sul punteggio di 6-5 per Becker.

Ma, il Tedesco non contento seppe ripetersi l’anno dopo nella stessa città, ma in un’altro palcoscenico, ovvero allo US Open, annullando con l’ausilio di un nastro vincente un matchpoint al malcapitato Derek Rostagno, in una partita di secondo turno, andando poi a vincere lo Slam Americano, contro l’avversario di sempre, ovvero quell’Ivan Lendl sconfitto al masters l’anno prima.

Con questo omaggio, al campione Tedesco, vorremmo augurare a Becker, una pronta ripresa dalle vicissitudini giudiziare, che purtroppo lo hanno reso insaspettato protagonista negli ultimi tempi.

Seeding

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topino08
topino08
11 months ago

Bell’articolo prof !!! Interessante la prospettiva di Spider Man, mi è piaciuto anche l’articolo su Jimbo, grande artista.

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